top of page

PROFILO E MISSIONE

L'Istituto Teologico Salernitano, affiliato alla Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale, è l'ente accademico che offre la formazione intellettuale, filosofica e teologica, ai Seminaristi della nostra Metropolia e ad alcuni Ordini Religiosi sparsi sul territorio.
Il percorso di studi comprende un biennio filosofico e un quadriennio teologico con il conferimento del Baccalauretao in Sacra Teologia.

Dalla Ratio Fundamentalis Institutionis Sacerdotalis, nn.116-117.

La formazione intellettuale è finalizzata al raggiungimento, da parte dei seminaristi, di una solida competenza in ambito filosofico e teologico, nonché di una preparazione culturale di carattere generale, tale da permettere loro di annunciare, in modo credibile e comprensibile per l’uomo di oggi, il messaggio evangelico, di porsi proficuamente in dialogo col mondo contemporaneo e di sostenere, con la luce della ragione, la verità della fede, mostrandone la bellezza. Con diligente cura, i candidati al presbiterato dovranno prepararsi, attraverso l’approfondimento delle scienze filosofiche e teologiche, e con una buona introduzione al diritto canonico e alle scienze sociali e storiche, a “rendere ragione della speranza” (cf. 1Pt 3,15), al fine di favorire la conoscenza della Rivelazione di Dio e di portare tutte le genti all’obbedienza della fede (cf. Rm 16, 26). La ragione aperta al mistero di Dio e orientata a Lui permette un’accoglienza solida della Rivelazione, ne favorisce l’approfondimento in termini di contenuti e offre strumenti e linguaggi per annunciarla al mondo. Come già affermato dal Concilio Vaticano II, la conoscenza filosofica e teologica serve per «ascoltare attentamente, discernere e interpretare i vari linguaggi del nostro tempo, e saperli giudicare alla luce della Parola di Dio perché la verità rivelata sia capita sempre più.

La formazione intellettuale è parte della formazione integrale del presbitero; anzi, è al servizio del suo ministero pastorale e incide anche sulla formazione umana e su quella spirituale, che da essa traggono un proficuo alimento. Ciò significa che lo sviluppo di tutte le facoltà e dimensioni della persona, compresa quella razionale, con il vasto campo di conoscenze acquisite, contribuisce alla crescita del presbitero, servo e testimone della Parola nella Chiesa e nel mondo. Lungi dall’essere relegata al solo campo delle conoscenze o dall’essere intesa soltanto come strumento per ricevere maggiori informazioni sulle singole discipline, essa accompagna i presbiteri perché si dispongano a un ascolto profondo della Parola, come anche della comunità ecclesiale, per imparare a scrutare i segni dei tempi.

Dalla Ratio Fundamentalis Institutionis Sacerdotalis, nn.158-184.

b) Studi filosofici
Lo studio della filosofia «conduce ad una più profonda comprensione e interpretazione della persona, della sua libertà, delle sue relazioni con il mondo e con Dio. Essa si rivela di grande urgenza, non solo per il legame che esiste tra gli argomenti filosofici e i misteri della salvezza studiati in teologia alla luce superiore della fede ma anche di fronte ad una situazione culturale quanto mai diffusa che esalta il soggettivismo come criterio e misura della verità […]. Né è da sottovalutare l'importanza della filosofia per garantire quella “certezza di verità” che, sola, può stare alla base della donazione personale totale a Gesù e alla Chiesa»
Quanto alle materie da studiare in ambito filosofico, particolare importanza sia attribuita alla filosofia sistematica, che conduce a una solida e coerente conoscenza dell’uomo, del mondo e di Dio, garantendo una sintesi ampia di pensiero e prospettive. Questa formazione deve basarsi sul patrimonio filosofico perennemente valido, di cui sono testimoni i grandi filosofi cristiani. Si deve tener conto delle ricerche filosofiche del nostro tempo – soprattutto di quelle che esercitano un maggiore influsso nel proprio Paese –, nonché del progresso delle scienze moderne, di modo che i seminaristi, giustamente coscienti dei tratti salienti della società, siano adeguatamente preparati al dialogo con gli uomini. Per agevolare lo studio delle materie filosofiche, i seminaristi dovranno essere preparati con l’apprendimento di una specifica “metodologia filosofica”.
In questo momento della formazione, adeguato spazio sarà riservato alla metafisica, in quanto «il carattere sapienziale della filosofia implica la sua “portata autenticamente metafisica, capace cioè di trascendere i dati empirici per giungere, nella sua ricerca della verità, a qualcosa di assoluto, di ultimo, di fondante”, sebbene conosciuto progressivamente lungo la storia», secondo «la “vocazione originaria” della filosofia: la ricerca del vero e la sua dimensione sapienziale e metafisica». Sarà anche necessario dedicare attenzione alla teodicea e alla cosmologia, che introducono a una visione cristiana della realtà.
Con diligenza deve essere insegnata la “storia della filosofia”, affinché risultino chiari la genesi e lo sviluppo dei più importanti temi. La “storia della filosofia” ha il fine di far cogliere la continuità della riflessione e del pensiero umano sull’Assoluto, sulla verità e sulla possibilità di conoscerla. Gli studi filosofici costituiscono anche un fertile terreno di dialogo e di confronto con i non credenti.
Altre materie alle quali occorrerà dedicare attenzione nel corso di questa fase degli studi sono l’antropologia filosofica, la logica, l’estetica, l’epistemologia, l’etica, la filosofia politica e la filosofia della religione.
Debita attenzione sarà prestata alle scienze umane, quali la sociologia, la pedagogia e la psicologia, negli aspetti ritenuti più confacenti al percorso formativo in vista del ministero sacerdotale, al fine di accrescere nei seminaristi la capacità di conoscere l’animo umano, con le sue ricchezze e fragilità, onde agevolare la formulazione di giudizi sereni ed equilibrati su persone e situazioni.
Attraverso questo percorso di studi, sarà possibile stimolare nei seminaristi «il desiderio di cercare rigorosamente la verità, di penetrarla e di dimostrarla, insieme all’onesto riconoscimento dei limiti della conoscenza umana», anche in un’ottica pastorale, prestando «molta attenzione ai rapporti tra la filosofia e i veri problemi della vita»

c) Studi teologici
La formazione teologica «deve condurre il candidato al sacerdozio a possedere una visione delle verità rivelate da Dio in Gesù Cristo e dell’esperienza di fede della Chiesa che sia completa e unitaria: di qui la duplice esigenza di conoscere “tutte” le verità cristiane, senza operare delle scelte arbitrarie, e di conoscerle in modo organico» Si tratta quindi di una fase qualificante e fondamentale del percorso di formazione intellettuale, perché «attraverso lo studio, soprattutto della teologia, il futuro sacerdote aderisce alla Parola di Dio, cresce nella sua vita spirituale e si dispone a compiere il suo ministero pastorale»
Lo studio della Sacra Scrittura è l’anima della teologia; essa deve ispirare tutte le discipline teologiche. Sia attribuita pertanto la debita importanza alla formazione biblica, a tutti i livelli, dalla Lectio divina all’esegesi. Premessa una conveniente introduzione, i seminaristi siano accuratamente iniziati ai metodi esegetici, anche con l’aiuto di discipline ausiliarie e corsi speciali. Siano idoneamente edotti dai professori circa la natura e la soluzione dei principali problemi ermeneutici e vengano efficacemente aiutati ad acquisire uno sguardo d’insieme su tutta la Sacra Scrittura e a capire con profondità i punti salienti della storia della salvezza e le caratteristiche dei singoli libri biblici. I professori si sforzino di offrire ai seminaristi una sintesi teologica della divina Rivelazione, conforme al Magistero, per assicurare solidi fondamenti alla loro vita spirituale e alla loro futura predicazione. Ai seminaristi sia data l’opportunità di imparare alcune nozioni delle lingue ebraica e greco-biblica, per mezzo delle quali possano accostarsi ai testi biblici originali; speciale attenzione sia prestata anche alla conoscenza della cultura e del contesto biblico, in particolare alla storia ebraica, al fine di migliorare la comprensione della Sacra Scrittura e di raggiungere un corretto rapporto interiore con i fratelli della Antica Alleanza.
La sacra liturgia deve essere considerata una disciplina fondamentale; essa sia presentata sotto l’aspetto teologico, spirituale, canonico e pastorale in connessione con le altre discipline, affinché i seminaristi conoscano come i misteri della salvezza siano presenti e operino nelle azioni liturgiche. Inoltre, illustrati i testi e i riti sia dell’Oriente sia dell’Occidente, la sacra liturgia dovrà essere considerata come espressione della fede e della vita spirituale della Chiesa. I seminaristi apprendano il nucleo sostanziale e immutabile della liturgia e quanto invece appartiene a particolari sedimentazioni storiche ed è perciò suscettibile di aggiornamento, osservando comunque diligentemente la legislazione liturgica e canonica in materia.
La teologia dogmatica, ivi compresi i sacramenti, sia insegnata sistematicamente e ordinatamente, in modo che prima di tutto siano esposti i testi biblici; si facciano poi conoscere, ai fini della trasmissione e dello sviluppo della comprensione delle verità rivelate, gli apporti dei Padri della Chiesa di Oriente e di Occidente; si illustri il progresso storico dei dogmi; infine, mediante l’indagine speculativa, i seminaristi imparino a penetrare più pienamente i misteri della salvezza e a cogliere le connessioni che sussistono tra loro; apprendano inoltre come interpretare e affrontare le situazioni della vita alla luce della Rivelazione, percepire le eterne verità nelle condizioni mutabili della realtà umana e comunicarle convenientemente al Popolo di Dio.
Fin dall’inizio della formazione teologica, nei modi idonei, sia presentata la dottrina circa le fonti teologiche e la teologia fondamentale; né si ometta, nello spirito ecumenico e nelle forme adatte alle odierne circostanze, tutto ciò che riguarda l’introduzione alla fede, con i suoi fondamenti razionali ed esistenziali, tenuti pure presenti gli elementi di ordine storico e sociologico, che esercitano particolare influsso sulla vita cristiana.
Anche la teologia morale, in tutte le sue branche, dovrà essere ancorata alla Sacra Scrittura, per mostrarne l’intrinseca appartenenza all’unico mistero della salvezza. Essa illustrerà l’agire cristiano dei fedeli fondato sulla fede, sulla speranza e sulla carità, come risposta alla vocazione divina, esponendo in modo sistematico la loro chiamata alla santità e alla libertà. Si occuperà pure di suscitare il valore della virtù e il senso del peccato, senza trascurare, a questo fine, le acquisizioni più recenti dell’antropologia e proponendosi come un cammino a volte esigente, ma sempre orientato alla gioia della vita cristiana. Questa dottrina morale, intesa come “legge di libertà” e “vita secondo lo Spirito”, ha il suo completamento nella teologia spirituale, che deve abbracciare anche lo studio della teologia e della spiritualità sacerdotale, della vita consacrata mediante la pratica dei consigli evangelici, e di quella laicale. L’etica cristiana è chiamata a formare i discepoli, ciascuno secondo i segni della propria vocazione, verso la via della santità. In tale contesto, sarà necessario prevedere nel curriculum degli studi un corso di Teologia della vita consacrata, perché i futuri pastori possano acquisire i dati essenziali e i contenuti teologici identificativi della vita consacrata, la quale appartiene alla vita e alla santità della Chiesa stessa.
La teologia pastorale «è una riflessione scientifica sulla Chiesa nel suo edificarsi quotidiano, con la forza dello Spirito, dentro la storia; […] La pastorale non è soltanto un’arte né un complesso di esortazioni, di esperienze, di metodi; possiede una sua piena dignità teologica, perché riceve dalla fede i principii e i criteri dell’azione pastorale della Chiesa nella storia, di una Chiesa che “genera” ogni giorno la Chiesa stessa. […] Tra questi principii e criteri si dà quello particolarmente importante del discernimento evangelico della situazione socioculturale ed ecclesiale entro cui si sviluppa l'azione pastorale»
In un contesto di accresciuta mobilità umana, in cui il mondo intero è divenuto un “villaggio globale”, non potrà mancare nel corso di studi la missiologia, come genuina formazione alla universalità della Chiesa e promozione del suo slancio evangelizzatore, non solo come missio ad gentes, ma anche come nuova evangelizzazione.
Sarà necessario che un sufficiente numero di lezioni sia riservato all’insegnamento della Dottrina Sociale della Chiesa, considerando che l’annuncio e la testimonianza del Vangelo, a cui il presbitero è chiamato, ha un suo importante raggio d’azione nella società umana e mira, fra le altre cose, alla costruzione del Regno di Dio. Ciò implica un’approfondita conoscenza della realtà e una lettura evangelica delle relazioni umane, sociali e politiche che determinano l’esistenza dei singoli e dei popoli. In quest’orizzonte, rientrano importanti temi inerenti alla vita del Popolo di Dio, ampiamente trattati nel Magistero della Chiesa, tra cui la ricerca del bene comune, il valore della solidarietà tra i popoli e della sussidiarietà, l’educazione dei giovani, il lavoro con i diritti e i doveri a esso connessi, il significato dell’autorità politica, i valori della giustizia e della pace, le strutture sociali di sostegno e accompagnamento dei più bisognosi. Da diverso tempo, inoltre, l’attenzione di esperti e studiosi, attivi in diversi ambiti di ricerca, si concentra su un emergente crisi planetaria, che trova grande eco nell’attuale Magistero e riguarda il “problema ecologico”. La salvaguardia del creato e la cura della nostra casa comune – la Terra – rientrano a pieno titolo nella visione cristiana dell’uomo e della realtà, rappresentano in certo qual modo lo sfondo per una sana ecologia delle relazioni umane e, perciò, esigono, soprattutto oggi, una «conversione ecologica, che comporta il lasciar emergere tutte le conseguenze dell’incontro con Gesù nelle relazioni con il mondo che li circonda. Vivere la vocazione di essere custodi dell’opera di Dio è parte essenziale di un’esistenza virtuosa, non costituisce qualcosa di opzionale e nemmeno un aspetto secondario dell’esperienza cristiana» Sarà perciò necessario che i futuri presbiteri siano fortemente sensibilizzati al tema e, attraverso gli orientamenti magisteriali e teologici necessari, vengano aiutati «a riconoscere la grandezza, l’urgenza e la bellezza della sfida che ci si presenta», e a tradurla nel proprio futuro ministero pastorale, facendosi promotori di una adeguata cura di tutti i temi connessi alla tutela del creato.
La storia ecclesiastica deve illustrare l’origine e lo sviluppo della Chiesa come Popolo di Dio che si diffonde nel tempo e nello spazio, esaminando scientificamente le fonti storiche. Nella sua esposizione è necessario che si tenga conto del progresso delle dottrine teologiche e della concreta situazione sociale, economica e politica, nonché delle opinioni e delle forme di pensiero che hanno esercitato maggiore influsso, non senza indagarne la reciproca interdipendenza e lo sviluppo. Si dovrà infine mettere in risalto il mirabile incontro dell’azione divina e di quella umana, favorendo nei seminaristi il genuino senso della Chiesa e della Tradizione. È necessario anche che sia accordata la dovuta attenzione alla storia della Chiesa nel proprio Paese.
Il Diritto Canonico sia insegnato a partire da una solida visione del mistero della Chiesa, alla luce del Concilio Vaticano II. Nell’esporne i principi e le norme si dovrà mostrare come tutto l’ordinamento canonico e la disciplina ecclesiastica debbano essere rispondenti alla volontà salvifica di Dio, avendo come suprema lex la salvezza delle anime. Pertanto, riprendendo le parole usate per la promulgazione del Codice del 1983, si può affermare che il Diritto della Chiesa nel suo insieme «potrebbe intendersi come un grande sforzo di tradurre in linguaggio canonistico[…] la ecclesiologia conciliare. Se poi è impossibile tradurre perfettamente in linguaggio “canonistico” l’immagine della Chiesa, tuttavia a questa immagine il Codice deve sempre riferirsi, come a esempio primario, i cui lineamenti esso deve esprimere in se stesso, per quanto è possibile, per sua natura». Il Diritto Canonico si pone quindi al servizio dell’azione dello Spirito nella Chiesa e, dentro un retto discernimento delle situazioni ecclesiali, favorisce un esercizio pastorale efficace. In tal senso è opportuno che durante il tempo della formazione iniziale siano promossi la cultura e lo studio del Diritto Canonico, in modo che i sacerdoti possano divenire consapevoli che, specialmente nell’ambito della pastorale famigliare, tante problematiche o “ferite” possono trovare una medicina negli strumenti offerti dal Diritto della Chiesa, favorendo «continuamente, secondo i doni e la missione di ciascuno, il bene dei fedeli».
Allo stesso modo, andranno considerate come ambiti significativi del percorso di studi teologici altre discipline, come l’ecumenismo e la storia delle religioni, con particolare riferimento all’Ebraismo e all’Islam, oltre a quelle più diffuse in ogni Paese, al fine di promuovere il dialogo interreligioso. Inoltre, nella consapevolezza che «evangelizziamo anche quando cerchiamo di affrontare le diverse sfide che possano presentarsi», si dovrà prestare molta attenzione ai destinatari dell’annuncio della fede e, perciò, alle domande e alle provocazioni emergenti dalla cultura secolare: l’economia dell’esclusione, l’idolatria del denaro, l’iniquità che genera violenza, il primato dell’apparire sull’essere, l’individualismo postmoderno e globalizzato, nonché la realtà del relativismo etico e dell’indifferenza religiosa

d) Materie “ministeriali”
Queste discipline sono materie, la cui conoscenza è richiesta soprattutto dalleesigenze specifiche del futuro ministero pastorale, da esercitarsi in un contesto concreto e in un’epoca precisa. Secondo i tempi e le modalità che ogni Ratio Nationalis stabilirà, sarà cura di ciascun Seminario assicurare che l’insegnamento di tali discipline sia impartito ai seminaristi lungo il percorso della formazione. La proposta e l’approfondimento di tali materie costituiranno un apporto utile e
imprescindibile per la vita e la crescita, umana e spirituale, dei futuri sacerdoti, nonché per il loro ministero.
In modo particolare, sarà opportuno approfondire l’ars celebrandi, per insegnare come si partecipa fruttuosamente ai santi misteri e come si celebra praticamente la liturgia, nel rispetto e con fedeltà ai libri liturgici. Una speciale attenzione va dedicata all’omelia, in quanto essa «è la pietra di paragone per valutare la vicinanza e la capacità d’incontro di un Pastore con il suo popolo». Ciò si rivelerà di speciale utilità in altri ambiti del ministero, come la predicazione liturgica e la catechesi, che sono impegni permanenti per i presbiteri nell’opera di favorire la crescita delle comunità loro affidate. La preparazione dell’annuncio del messaggio cristiano non è solamente “tecnica”, dal momento che «un predicatore è un contemplativo della Parola ed anche un contemplativo del popolo. […] Si tratta di collegare il messaggio del testo biblico con una situazione umana, con qualcosa che essi vivono, con un’esperienza che ha bisogno della luce
della Parola»
Per ben disporre e preparare all’amministrazione del sacramento della Riconciliazione, di grande importanza si rivelerà un corso specifico di iniziazione al ministero della confessione, che aiuti i seminaristi a tradurre i principi della teologia morale per i casi concreti e a confrontarsi con le problematiche di questo delicato ministero in spirito di misericordia. In tale ambito, in vista della cura pastorale dei fedeli, occorrerà tenere conto anche della formazione al discernimento degli spiriti e alla direzione spirituale, come parte integrante del ministero presbiterale.
Poiché la fede del Popolo di Dio si esprime spesso attraverso le forme della pietà popolare, che «manifesta una sete di Dio che solo i semplici e i poveri possono conoscere» e rappresenta «un luogo teologico a cui dobbiamo prestare attenzione, particolarmente nel momento in cui pensiamo alla nuova evangelizzazione», essa deve essere conosciuta dai futuri presbiteri e apprezzata nei suoi valori e significati più genuini. I seminaristi impareranno a discernere, così, ciò che appartiene all’inculturazione del Vangelo e costituisce un vero tesoro della Chiesa, dall’«attaccamento a modi imperfetti o errati di devozione, che allontanano dalla genuina rivelazione biblica». Come naturale ampliamento di questo tema, occorrerà presentare ai seminaristi l’agiografia, con riferimento alle vite dei santi di maggior rilievo.
Per meglio corrispondere alle esigenze del ministero presbiterale, i seminaristi dovranno ricevere una formazione accurata relativa all’amministrazione dei beni, da gestire secondo le norme canoniche, con sobrietà, distacco e trasparenza morale, nonché con specifica competenza. Ciò permetterà una chiara testimonianza evangelica – a cui il popolo cristiano è particolarmente sensibile –, facilitando così una più incisiva azione pastorale. Tale formazione dovrà comprendere gli elementi essenziali sulle leggi civili in materia, con speciale attenzione agli adempimenti dovuti da parte di ogni parroco e alla necessità di valersi di laici competenti.
In base alle concrete circostanze del luogo in cui i seminaristi si formano, essi dovranno essere sensibilizzati ai temi dell’arte sacra. Una specifica attenzione a questo ambito fornirà ai futuri presbiteri ulteriori strumenti di catechesi, oltre a renderli maggiormente consapevoli della storia e dei “tesori” da preservare, patrimonio delle Chiese particolari nelle quali operano. È da ricordare che una corretta valorizzazione dell’arte e della bellezza è di per sé un valore, che per altro ha anche una spiccata incidenza pastorale. La conoscenza della musica sacra contribuirà alla formazione complessiva dei seminaristi e offrirà loro strumenti ulteriori in vista dell’evangelizzazione e della pastorale.
Tenendo conto dell’ampia attenzione dedicata dal Magistero al tema delle comunicazioni sociali e del proficuo ambito di evangelizzazione che i “nuovi luoghi” della rete mediatica costituiscono, non potrà mancare nei Seminari una specifica sensibilizzazione al riguardo. In proposito sarà necessario apprendere non solo strumenti e nozioni tecniche, ma soprattutto abituare i seminaristi a un uso equilibrato e maturo, libero da attaccamenti eccessivi e dipendenze.
Infine, il tema dell’apprendimento delle lingue nei Seminari è di permanente attualità. È vivamente raccomandata la conoscenza di almeno una lingua moderna, tenendo conto di quelle parlate nei Paesi dove i seminaristi svolgeranno il ministero presbiterale. Le tematiche connesse alle migrazioni o al turismo non possono essere ignorate nella formazione seminaristica e richiedono il raggiungimento di una adeguata competenza linguistica. Oltre alle lingue ebraica e greco-biblica, sin dall’inizio del percorso formativo i seminaristi siano avviati allo studio della lingua latina, che consente l’accesso alle fonti del Magistero e della storia della Chiesa.
Le “materie ministeriali” menzionate, e altre valutate utili o necessarie al ministero presbiterale, in considerazione della rilevanza che ciascuna di esse può avere nel percorso formativo, dovranno essere studiate dai seminaristi lungo il tempo della formazione, nei tempi e nei modi indicati da ciascuna Ratio Nationalis.

 
bottom of page